Cinquanta sfumature di grigio-re, quelle di un film che è un prodotto pubblicitario

L’adattamento cinematografico tratto dal best-seller scritto di E.L. James è nelle nostre sale. La recensione su Cinema Méliès.


Il trailer del film

di Giorgia Pietropaoli

«Ho delle regole, se le rispetti ti ricompenso. Altrimenti ti punisco./E io che ci guadagno?/Me». Ora, qualsiasi donna che si rispetti, di fronte a siffatte parole, non solo dovrebbe fuggire a gambe levate ma, prima di togliere le tende, dovrebbe piazzare un manrovescio, uno di quelli indelebili, su una delle guance (a scelta, o tutt’e due, perché no?) sul dominatore di turno. Oppure neutralizzarlo per un po’, sferrando un calcio, in maniera strategica, sui cosiddetti gioielli di famiglia. E invece no. Invece, milioni di lettrici in tutto il mondo (e lettori? Chissà…) non sognano altro che essere appese come maiali dal fantomatico Mr. Grey e farsi solleticare, frustare, sottomettere, persino maltrattare dal suddetto individuo.

Lo desiderano così tanto da aver fatto in modo che fosse prodotto il primo film tratto dai romanzi di E.L. James che, per sua stessa ammissione, ha scopiazzato la saga di Twilight. Eh già, perché senza tutti quei lettori, a nessuno sarebbe saltato in mente di investire tanti soldi per una trama del genere. Altrimenti i romanzetti Harmony come Lasciati Legare (che pure sono ben venduti) avrebbero file di produttori pronti, e con tanti assegni in mano. Ma tant’è: Hollywood è così, fiuta l’affare e chissenefrega dell’arte.

Certamente quello che ha decretato il successo di vendite dei romanzi della James e delle sue cinquanta sfumature di squallore (e degli omonimi film, perché sarà così: incasseranno tanto e tutti negheranno di essere andati al cinema) è stato un marketing feroce, d’assalto combinato e da tempo studiato. Felici saranno tutti coloro che hanno investito in questa pellicola e che guadagneranno dalla cecità degli spettatori da botteghino. Le condizioni psicologiche che inducono, poi, i lettori ad amare follemente i due individui protagonisti della saga, non è dato conoscerle e neanche ci teniamo.
Diciamolo subito e senza mezzi termini: Cinquanta sfumature di grigio (-re) è un film brutto basato sul niente. Perché non accade niente in più di due ore di film. Neanche la sceneggiatrice Kelly Marcel (che si era fatta apprezzare per la sua scrittura di Saving Mr. Banks) e la regista Sam Taylor-Johnson (che ci aveva concesso una discreta prova con Nowhere Boy) riescono a cavare il sangue da una rapa, quale è questa materia prima. Loro ci provano, si vede, in tutti quei centoventicinque interminabili minuti, così come ci prova la povera Dakota Johnson che si spreme a fare faccette, espressioni, lacrimucce e mordicchiamenti vari. Jamie Dornan, invece sì, che non si spreca, consapevole dell’inutilità di un ruolo del genere, comodo solo ad accrescere la fama… ma quanto la carriera?. Pare lui quello frustato, quello forzato a stare al gioco, che proprio di espressioni non ne ha, altro che cinquanta. E come dargli torto, con un personaggio così? Un Mr. Grigio che più grigio non si può.

Cinquanta-sfumature-di-grigio-50-sfumature-di-grigio-2015

Cinquanta sfumature di grigio è banale, per niente scandaloso (per due frustini, una ventina di minuti di pelle nuda e qualche sculacciata? Lars Von Trier ha fatto di più, ultimamente), noioso, imbarazzante e ripetutamente ridicolo. «Se fossi mia non riusciresti a sederti per una settimana». Ecco, l’apoteosi delle frasi pronunciate da tale soggetto. Il massimo del romanticismo che Mister Grigio riesce a esternare. Certo, ogni donna dovrebbe sentirsi gratificata e desiderata quando un figone prepotente e possessivo pronuncia certe espressioni con, in aggiunta, un sottofondo musicale che più lezioso non si potrebbe. Ma per piacere.
Questo film, così come il libro, manda a farsi benedire anni e anni di battaglie per l’emancipazione della donna. Ed eccolo tornato di moda, l’uomo/padrone, quello che ti fa stare a casa e non ti fa lavorare, quello che ti riempie di costosissimi regali pur di non farti pretendere l’indipendenza e l’autorealizzazione, quello che considera una donna libera e affrancata un pericolo pubblico, una minaccia alla sua mascolinità. Ma l’uomo con il principio di pancetta, quello un po’ stempiato che accompagna i figli a scuola, quello che non teme di indossare un grembiule e pensa che il detersivo per lavare i piatti sia anche affar suo, dov’è che è finito?

Sparito, ingoiato per sempre dalla vuotezza di un film di cui nulla rimane se non un benvenuto, dopo una sculacciata, in un mondo tedioso e lagnoso, fatto soltanto in teoria di pinze genitali e dilatatori anali. Roba che neanche una nonnina d’altri tempi si scandalizzerebbe a guardare. Meglio per i produttori, così anche i quindicenni potranno comprare il biglietto.
Tanto di cappello, comunque, per un’operazione pubblicitaria davvero ben riuscita.
Sia chiaro però: il cinema è un’altra cosa. Il cinema, dalle parti di Mister Grigio, non s’è nemmeno visto.
Il cinema, in questo film, è andato a farsi fottere. E per più di cinquanta volte.

CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGIO
Regia di Sam Taylor-Johnson
Con Jamie Dornan, Dakota Johnson, Luke Grimes, Victor Rasuk, Jennifer Ehle
Titolo originale: Fifty Shades of Grey
Erotico, 125 min
USA, 2015
Uscita giovedì 12 febbraio 2015
Voto Cinema Méliès: 1/5

mipiaceda vedere se: vi sentite sessualmente repressi? Bah.
nonmipiaceda non vedere se: pensate che questo film sia quello che è. Mero prodotto di un’esigenza monetaria

CinquantaSfumature_Poster

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2 Commenti su Cinquanta sfumature di grigio-re, quelle di un film che è un prodotto pubblicitario

  1. elenaromanello // 13 febbraio 2015 alle 18:40 // Rispondi

    Le relazioni pericolose, Henry e June, Il conformista, La vita di Adele, Quills, Basic Istinct, Interno berlinese.. tutti film molto più erotici di sta robetta. Povere noi…

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  2. Concordo perfettamente, è stata un’operazione di marketing perfetta su un film che è tutto fumo e niente arrosto altro che 50 sfumature.

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