Selma, la strada per la libertà di Martin Luther King

Arriva al cinema il film diretto da Ava DuVernay. La recensione su Cinema Méliès.


Il trailer del film

di Giorgia Pietropaoli

«Selma: sembra un posto decente per morire». Siamo in Alabama ed è il 1965. Il diritto al voto dei cittadini afroamericani è, nei fatti, inesistente. È qui che Martin Luther King decide di organizzare una marcia, una lunga marcia verso Montgomery per rivendicare quella parità che rappresenterà un percorso tortuoso e durato decenni. Sulla scia di The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca (e la presenza nel cast di Oprah Winfrey – e non solo – ne è la prova), Ava DuVernay dirige una storia che è cicatrice collettiva di quella parte di America che vuole seppellire e dimenticare l’altra sua parte, quella intollerante e razzista.
«Quante altre dita c’erano, premute su quel grilletto?». Tutti quelli che hanno scelto di girarsi dall’altra parte, sono loro che hanno premuto il grilletto, non una, ma due, tre, cento, mille volte, in quella battaglia che fu una lotta all’insegna dell’uguaglianza.

La regista di Middle of Nowhere compie una scelta coraggiosa e illuminante, lasciando poco spazio ai sentimentalismi. La conquista dei diritti per quella parte di cittadini vittime di segregazionismo, passa così attraverso le strategie comunicative, attraverso le tattiche della resistenza passiva, attraverso il controllo di ogni singola mossa. «Tu uccidi due dei loro e loro uccidono dieci dei nostri. Dobbiamo vincere in un altro modo».
Ecco perché dopo la prima marcia, quella del 7 marzo 1965, (Bloody Sunday vi dice qualcosa?), diventa chiaro a tutti che non si poteva tornare indietro, che ci si era spinti troppo lontano per non riuscire a raggiungere l’obiettivo finale, la meta tanto agognata. Ava DuVernay comprende ogni aspetto di quella protesta e ne rispetta le angolature, le prospettive, i punti di vista.

Selma-March

«Le nostre vite non sono vissute in pieno se non siamo disposti a morire per quello in cui crediamo». Fregiandosi di un cast fedele e ossequioso, Selma si caratterizza, così, come un quadro storico coerente, il racconto di un momento fondamentale nel recente passato americano. Un imbottito David Oyelowo riesce a donare un volto reale e profondamente umano al leader King; Tom Wilkinson da corpo e movenze a un presidente Johnson incastrato nel suo ruolo; Tim Roth incarna alla perfezione il “perdente più influente del XX secolo”, quel governatore Wallace al quale nessuno vorrebbe essere associato («Che io sia dannato se la storia mi farà finire insieme a quelli come te!»).
Affiancati da personaggi minori ma non meno degni di essere ricordati, formano un coro di voci impressionante, un affresco generazionale che porta a termine il difficile compito di narrare quella cosa che è così difficile portare al cinema: la verità storica.

Ebbene la DuVernay ci riesce egregiamente, con un’obiettività disarmante che permea tutta la sceneggiatura senza farla scadere mai. «Fai leva sulla coscienza liberale dei bianchi. Ogni marcia richiama la loro attenzione».
Selma percorre con attento discernimento quella lunga strada per la libertà perché non ci si può nascondere agli occhi di quei testimoni che ricordano, oggi. E lo faranno ancora domani.
«Quando saremo liberi?/Presto. Molto presto».

SELMA – LA STRADA PER LA LIBERTA’
Regia di Ava DuVernay
Con David Oyelowo, Tom Wilkinson, Cuba Gooding Jr., Alessandro Nivola, Carmen Ejogo
Titolo originale: Selma
Biografico, 127 min
Gran Bretagna, 2014
Uscita giovedì 12 febbraio 2015
Voto Cinema Méliès: 4/5

mipiace da vedere se: gli episodi storici raccontati in maniera approfondita al cinema vi appassionano
nonmipiace da non vedere se: i film biografici non vi fanno né caldo né freddo

selma_loc_ita

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