Birdman, o l’imprevedibile virtù di Michael Keaton

Arriva al cinema il film di Alejandro González Iñárritu candidato a nove premi Oscar. La recensione su Cinema Méliès.


Il trailer del film

«Come siamo finiti qui? Questo posto è orribile, puzza di palle sudate». Se sei Riggan Thompson e sei stato Birdman, allora hai poche possibilità di portare Raymond Carver a teatro e di farla franca, di avere il meritato successo. Perché se sei Riggan Thompson e sei stato l’Uomo Uccello, allora non sei un attore, sei soltanto una celebrità e devi ficcartelo per bene in quella testa piumata che pensi contenga un cervello. «Eri una star di Hollywood, ricordi? Una star ignorante ma affascinante…».
In un’epoca in cui indossare un costume rappresenta segno (e sintomo) di una bravura al servizio dell’entertainment («Woody Harrelson è in Hunger Games, Michael Fassbender in X-Men, Jeremy Renner è negli Avengers…/Cacchio, hanno messo un costume anche a lui?»), Alejandro González Iñárritu in Birdman sceglie di raccontare il destino, il viale del tramonto di chi, negli anni Novanta, aveva indossato un costume da supereroe con altrettanta (e poco decantata) bravura. I costumi, si sa, son roba da botteghino. La critica (pigra!) è brava solo a sputacchiare nomenclature.

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«Vedi di prendere questa recensione piena di etichette e ficcatela in quel rinsecchito e flaccido culo!» E non c’è maschera migliore di quella di Michael Keaton per rappresentare il decadimento («Sembro un tacchino con la leucemia!») e il riscatto («Ce la puoi fare… tu sei Birdman!») di un uomo sull’orlo del delirio di onnipotenza («Lo vedi? Questo è il tuo posto…al di sopra di tutti»). Un uomo circondato da tanti e talentuosi comprimari da far impallidire il palcoscenico stesso, luogo ideale/funzionale alla rappresentazione dell’io: un lampadato Edward Norton, riflesso involontario e alter ego tracotante dello stesso Riggan; una confusa (e a ragione) Emma Stone dagli occhi scrutatori («Ti toglierei gli occhi dalla testa e li metterei al posto dei miei per vedere questa strada come la vedevo alla tua età»); una Naomi Watts piena di grinta e all’altezza delle controparti maschili; persino Zach Galifianakis non sbaglia un’espressione, una parola.

«Tu hai una paura, come tutti noi, di non contare niente. Ed è così: tu non conti niente! Tu non sei importante! Facci l’abitudine!». Iñárritu sfrutta una sceneggiatura piena e rotonda, combinandola con una serie infinita di piani sequenza, per scavare e sbudellare l’essenza di un uomo, un attore, pieno di sé ma, in fondo, insicuro, distrutto emotivamente e aggrappato ai residui di una popolarità che è sempre stata la «cuginetta stronza del prestigio».
Un uomo tormentato dalle sue fissazioni e dalla sua percezione di una realtà che appartiene al passato, da sempre e per sempre. Una realtà che s’improvvisa surreale, onirica; uno specchio interiore allo stesso tempo spaventoso e (vana-)glorioso. «Il nostro ego e le nostre ossessioni sono insignificanti».

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Ogni elemento tecnico e poetico di Birdman s’incastra alla perfezione per regalare allo spettatore una pellicola d’autore che distrugge e polverizza i confini tra il cinema e il teatro, una pellicola che è funzionale alla bravura, alla cattiveria, alla rabbia degli attori messi a nudo, sullo schermo e sul palcoscenico, anche dal punto di vista psicologico. E alla fine il più scosso, il più frastornato è proprio lo spettatore che non può che restare sopraffatto da tante arte. «Oh, avanti gente, smettetela di guardare la vita dallo schermo di un cellulare».
Perché la vita straborda, non si può contenere in uno schermo, piccolo o grande che sia. E Iñárritu, con questo film, lo dimostra continuamente. Pena la non-esistenza.
«Io non esisto. Non sono neanche qui». Bang. Bang.

BIRDMAN O (L’IMPREVEDIBILE VIRTU’ DELL’IGNORANZA)
Regia di Alejandro González Iñárritu
Con Michael Keaton, Zach Galifianakis, Edward Norton, Andrea Riseborough, Amy Ryan, Emma Stone, Naomi Watts
Titolo originale: Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance)
Commedia, 119 min
USA, 2014
Uscita giovedì 05 febbraio 2015
Voto Cinema Méliès: 4,5/5

mipiace da vedere se: amate il cinema di Iñárritu e avete voglia di riscoprire Michael Keaton

nonmipiace da non vedere se: i virtuosismi registici e d’autore possono irritarvi

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