Questo nome non s’ha da dare, la cena tra amici all’italiana

Arriva al cinema “Il nome del figlio” il nuovo film di Francesca Archibugi con Alessandro Gassmann, Valeria Golino, Luigi Lo Cascio, Rocco Papaleo e Micaela Ramazzotti. La recensione su Cinema Méliès.


Il trailer del film

«Il nome del bambino sarà… ». Il nome è importante. È importante perché è qualcosa che una persona, uomo o donna che sia, si porterà appresso per il resto della sua vita. È importante perché è come se fosse un marchio, una sorta di etichetta in grado di definire, di cogliere l’essenza stessa della personalità del “chiamato”. Così se si chiamerà Celestino si trasferirà in Africa presto, se si chiamerà Alba sarà chiara e fresca come l’aria, se si chiamerà Martino, magari, da grande, farà il campanaro. Se, invece, si chiamerà B… allora sarà tutto un altro paio di maniche. Perché pure tirare in ballo Melville servirà a poco. Per questo, quando si sceglie il nome di una creatura che deve venire al mondo, bisogna farlo con criterio e ponderatezza, usando la ragione oltre al sentimento.
«Ti piace il tuo nome, Pin?/È che quelli delle medie mi chiameranno Bancomat!». Francesca Archibugi cucina in salsa italiana la pièce teatrale e (poi film) Cena tra amici, un carnage familiare che non fa sconti a nessuno.

Sfruttando un cast di buon livello, trascinato da un Alessandro Gassmann maturo e mattatore, la regista mette in scena le storie di Paolo, Betta (Valeria Golino che scopre il suo lato comico), Sandro (Luigi Lo Cascio in odor di tweet), Claudio (la prugna Rocco Papaleo) e Simona (l’ennesima Micaela Ramazzotti di periferia, qui autrice improbabile del best-seller Le notti di F.), storie indissolubilmente intrecciate e avviluppate l’una all’altra, in una spirale di amore/odio che non trova una boccata d’ossigeno nemmeno su una terrazza, figuriamoci al tavolo di una cena ricca di odori & sapori.
«Com’è?/Cos’è?/Potage!/Ah, ‘na zuppetta!». L’annuncio di un nome non gradito per il bimbo in arrivo di Paolo e Simona scatenerà il finimondo: rinfacci, frecciatine, polemiche gratuite, insulti vomitati e persino un balletto sulle note di Telefonami tra vent’anni (manco Dalla riesce a stemperare il clima agguerrito tra i parenti-serpenti) faranno da portate principali a quella che, più che una cena, sarà la caporetto della famiglia Pontecorvo.

il nome del figlio

I movimenti di macchina che vediamo nella pellicola non sono sempre azzeccati e il montaggio, con quei flashback forzati, rallenta a tratti il ritmo incalzante di una sceneggiatura ben scritta e riadattata, nostalgica nei punti giusti. «Non sono più come prima, non siamo più come prima. Prima non c’è più». Anche se, in alcuni momenti, rischia di incepparsi e ripiegarsi sui soliti cliché all’italiana. «La prossima volta, vota centro-destra… È una terapia». In fin dei conti, però, non siamo, noi, proprio noi italiani, stereotipi/macchiette di noi stessi?
«Ma certo che sei gay, hai la casa profumata, i calzini a righe, abiti al Porto Fluviale, accompagni Scintilla a danza!». Così le battute ci colgono per quello che siamo: preconcetti banali ma pur sempre storie, pur sempre vite, pur sempre esseri umani. Pieni di contraddizioni, malumori e sorrisi.

«Non ce la fate ad abbattermi con le vostre citazioni, con la vostra superiorità antropologica. Ma chi vi credete di essere?». Per questo l’adattamento della Archibugi, nel complesso, risulta credibile e, soprattutto, godibile; con uno sguardo indulgente, e privo di qualsiasi giudizio, ci permette di guardarci da fuori, anche se per poco.
«Prendi qualcosa dalla vita di ogni giorno senza trama e senza finale… ». Però Čechov in sala parto (quella vera, twittami ‘sto cesareo) fa un po’ impressione.
Ahò, io, il nome… nun ve lo dico.

IL NOME DEL FIGLIO
Regia di Francesca Archibugi
Con Alessandro Gassmann, Valeria Golino, Luigi Lo Cascio, Rocco Papaleo, Micaela Ramazzotti
Commedia, 94 min
Italia, 2015
Uscita giovedì 22 gennaio 2015
Voto Cinema Méliès: 3/5

mipiaceda vedere se: non volete perdervi un Alessandro Gassmann finalmente maturo
nonmipiaceda non vedere se: vi è bastata la commedia cugina-francese

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