I BAMBINI DI COLD ROCK, SCOMPARSI (O FORSE NO)

Il trailer del film “Cold Rock, Stati Uniti, Contea di Pittsville, Stato di Washington. Miniera chiusa, niente scuole, distese di boschi e un labirinto di tunnel. Forse il posto peggiore dove cercare tracce di diciotto bambini scomparsi.” Mamma, ho paura dell’uomo nero. O meglio, dell’Uomo Alto. L’uomo Alto. È stata Cold Rock a scegliere questo nome. È stata Cold Rock con le sue strade squallide, le sue case desolate, la sua gente senza speranza, che “se li risolve da sola, i suoi problemi”, ad attirarlo. Non importa se è giusto o sbagliato. È così e basta. C’è da dirlo, “siamo talmente limitati”: e allora arriva l’Uomo Alto, che se lo porti il demonio, a rompere il ciclo (“quale ciclo?”), a portarsi via i fanciulli della città, a far dannare lo sceriffo, che vorrebbe far bene il suo lavoro (ma “ha due auto di merda, un vice inutile” e quindi, come fa?) e a far disperare madri e padri di famiglia, non proprio esemplari (anzi, per niente). In mezzo a loro c’è una pallida, addolorata Biel, che non ha potuto averne, di pupi, e aiuta Cold Rock come può. Il film prende spunto da una statistica (ottocentomila bambini vengono dichiarati scomparsi ogni anno negli Stati Uniti e mille di loro non lasciano alcuna traccia) e sembra il solito psicodramma della donna sterile. Invece no. Senza grandi colpi di scena (ma insomma, Pascal, si capisce dopo quaranta minuti che cosa fa la Jessica e insieme a chi!), il film scorre lento e oscilla tra il rinunciare, che è la cosa più facile, e il tenere duro, anche se lo si fa da sempre. E non si capisce quale sia la scelta migliore, tra le due. Perché il problema non è essere una brava persona o una brutta persona, ma è come affronti la vita. E come la affronta la Biel? Restando. Sconfitta e sofferente (la vita è così, comunque), con quel suo ciclo nella testa e con il rimorso tra le mani, un dubbio. Che tocca però alla muta Jenny/parlante Vera (che ha le sembianze di Jodelle Ferland) esprimere. Lei ha fatto in modo che l’Uomo Alto la portasse via. L’ha voluto, pur temendolo, credendo che fosse meglio così. Giusto? Giusto? Giusto? Eccolo, l’amletico dilemma. Essere o non essere un bimbo (ma dove s’è mai visto un pargolo che adora i cavoletti di Bruxelles?) di Cold Rock. Un luogo dove i bambini finiscono nel bosco. Nei tunnel. Dappertutto. O magari no. Magari finiscono in un posto migliore. Ma chi può stabilirlo? Dillo al diavolo, Cold Rock, perché andrai all’inferno. E con te tutti i burocrati. I politici. L’intero sistema (che, magguardaunpò, rende i poveri ancora più poveri). Il sistema, che va spezzato. In fin dei conti “gli occhi di quelle piccole creature sono così pieni di potenzialità” che non meritano la dispersione, la disperazione. Meritano, forse, una possibilità. E i genitori, ce l’hanno una possibilità? Allora, Uomo Alto, che aspetti? Vieni. E se puoi, portati via anche loro. i-bambini-di-cold-rock-locandina

Annunci

1 Commento su I BAMBINI DI COLD ROCK, SCOMPARSI (O FORSE NO)

  1. inguardabile questo film…ci ho speso pure soldi all’epoca per andare a vederlo…

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: